Cerca la Spada! - Olga L. Juravlyova
Perugia, Bozza il 20 marzo 2019 L’ultimo tocco della redazione il 10.10.2025
La seconda parte del racconto “La mia storia della Scarzuola” e' pubblicata nell’antologia “Racconti Umbri” 2025.
Il 23 febbraio 2019. Scarzuola. Erano le 11.30 quando abbiamo baciato le porte chiuse della Citta' Ideale, mentre un vento gelido, feroce come l’inverno siberiano, ci spazzava via da quel luogo benedetto da San Francesco e al contempo difficilmente raggiungibile per semplici esseri mortali. Non potevamo permetterci di perdere neanche un frammento di quel sabato cosi' prezioso; percio', ci siamo dirette verso un altro mondo, un altro mistero che mi e' stato indicato da una spada creata da un raggio del sole che penetrava la tabella con due angeli, una Croce e la scritta “La Scarzuola”. “La Spada di Luce… Cosa vuole che io faccia?!” – mi e' colpito il pensiero da fulmine. “Devo cercare la Spada… Ma quale?! Un’altra collegata alla Croce… E quale sarebbe? Ah, si'. Proprio quella!” Alla quale pensavo prima di venire qui e non sapevo scegliere quale dei due luoghi visitare per primo. Si trova in Toscana. In un mistico tempio senza tetto che me l’aveva da tempo affascinato e attirava: una leggenda italiana che cercavo da qualche anno, sospesa nell’aria tra mito e realta', stava per apparire davanti ai miei occhi. Avete colto il mio pensiero? Sicurissima. Tutti conoscono la Spada nella Roccia. Quella celebre britannica ovviamente. Ma quanti di voi conoscono quella italiana? E a chi appartiene? E cosa simboleggia? E quale leggenda copre questo posto mitico? Quali segreti svela? Quanti tesori nasconde? Che messaggio trasmette?
Le risposte a queste domande sognavo di trovare in un paesino di nome Chiusdino, remoto dagli esseri umani, ma non dimenticato da Dio. E cosi' siamo dirette con una mia amica italo-francese nella provincia di Siena. Appassionata dai miti e dalle leggende di Re Artu' e della Tavola Rotonda letti da me nei tempi universitari perugini in lingua inglese e quella francese cercavo dappertutto nella vita reale in Italia i segni arturiani. E cosi' un giorno ho sentito parlare di San Galgano per la prima volta a Grossetto dai militari italiani che stavano per visitarlo. Cosi' mi hanno svelato un segreto della sua esistenza e mi hanno fatto incuriosire da impazzire. Il collegamento e la diversita' era nel fatto che San Galgano conficca la spada nella roccia, con un suo gesto simile ma inverso a quello di Artu' che la estrae. Ci sono molti misteri in questa storia e la presenza di Grossetto non e' a caso...Tutti conoscono la storia di Re Artu', ma pochi sanno che anche qui, tra le pittoresche colline toscane, un altro gesto epico si e' compiuto, silenzioso e potente: una spada conficcata nella pietra, un segno che attende di essere scoperto e compreso non da tutti ma dai ricercatori naturali dei tesori spirituali.
In macchina con la mia amica italo-francese, sentivo il mio cuore pieno di gratitudine per il suo regalo del mio compleanno, che batteva per l’ispirazione del momento, immersa in un silenzio assoluto carico di attesa, mentre la mente correva tra i miti della Tavola Rotonda, i segreti sussurrati a Grosseto e la promessa di un incontro con uno dei miei sogni. Ogni curva della strada, ogni collina che si sollevava davanti ai nostri occhi, sembrava condurci verso la realizzazione del mio desiderio, un mistero antico e vivo, pronto a rivelarsi solo a chi avesse saputo guardare con occhi capaci di vedere.
Ed ecco, finalmente siamo arrivate. Davanti ai miei occhi si apriva una lunga strada costeggiata da cipressi altissimi, uno specchio verde e silenzioso ai lati, che conduceva non si sa dove. Accanto, sulla destra, si stendeva un campo spoglio, senza piante, e in fondo a quell’orizzonte appariva una costruzione rettangolare, scura, quasi misteriosa. Era ancora lontana, richiedeva passi e pazienza. Abbiamo deciso che senza un buon pranzo non sarebbe stata possibile una tale camminata, cos; siamo entrate nell’unico bar del Tempio: avevamo bisogno di caricare i nostri corpi di energie sane, l;, in quel luogo speciale.
In un altro momento camminavo sul campo con lo sguardo fisso, incredula che finalmente stessi per avvicinarmi al mistero tanto desiderato. Ogni passo era un battito del cuore, un respiro a mozzafiato, e non potevo fare a meno di fotografare ogni dettaglio: la terra sotto i miei piedi, i cipressi che si stagliavano come altissime sentinelle silenziose, la luce che giocava sulle pietre medievali del Tempio detto il Senzatetto.
Ci sono entrata! Era una costruzione nella forma di una croce e veramente non aveva il tetto. Ma questo fatto ne proprio faceva il mistero assoluto e naturale come l’aria che si respirava li': al posto del tetto di pietra c’era il cielo che era il tetto reale per esso come dovrebbe essere nelle case di Dio. Con il mio sguardo interno ho visto il fulmine che colpiva il tetto di pietra. Magari il Giove era arrabbiato di essere dimenticato e colp; il tetto per aprire il cielo agli occhi guardanti dal Tempio? Ho trattenuto il respiro e mi sono unita all’energia del posto incantato. Ogni posizione del monumento parlava da sola: archi gotici che sfidavano il cielo, muri spogli che accoglievano il vento, finestre che lasciavano entrare solo lampi di luce obliqui, come se il tempo stesso volesse rivelare soltanto a chi lo sapesse vedere, sentire e amare.
Ogni passo tra le pietre del Tempio senza tetto era come entrare in un altro mondo, al di la' dal mondo umano ma al mondo parallelo dello Spirito presente. La mia fotocamera cercava di catturare l’invisibile, ma sentivo che nulla poteva rendere giustizia alla sensazione di essere immersa in quella sacralit; sospesa. Il vento attraversava gli archi, faceva danzare i raggi di luce sulle mura scrostate, e ogni ombra sembrava animarsi di presenze antiche, di mani che avevano costruito e pregato, di sussurri che raccontavano la devozione e il mistero di secoli passati. Non c’era alcun rumore umano, solo il silenzio eloquente del Tempio, che parlava con voce invisibile, accogliendo i miei pensieri e amplificando le emozioni.
Camminavo lentamente, respirando a pieni polmoni quell’aria intrisa di storia e magia, cercando di imprimere nella mente e nella macchina fotografica ogni angolo, ogni arco, ogni frammento di cielo che filtrava attraverso le mura incomplete. Era come se il Tempio stesso mi invitasse a sentire il tempo che scorreva senza fretta, a percepire la presenza di qualcosa di piu' grande, di eterno e misterioso, sospeso tra la pietra e il vento, tra la memoria e il sogno.
Cercavo la famosa Spada nella Roccia ma invano. La immaginavo monumentale e solenne, conficcata in un grande masso roccioso in centro del Tempio sotto il cielo aperto che la guarda tramite il vuoto del tetto in forma della croce. Ecco! Un’altra croce! Ma non trovavo la spada. Un altro mistero. Ma sono ricercatrice di natura e la devo trovare da sola. Tuttavia, ho due croci adesso: una di legno alla Scarzuola e un’altra di pietra e aria ap posto del tetto dell’Abbazia.
Alla fine, tra le mura senza tetto e il cielo spalancato, il Senzatetto mi aveva gi; colmata di un senso di pienezza, ma sentivo che non era finita li'. Manca la terza croce? Non lontano da qui, quasi nascosta, sorgeva la Cappella rotonda, custodendo la famosa Spada nella Roccia della leggenda italiana non arturiana.
La strada verso la Cappella di San Galgano a Montesiepi detta la Rotonda sembrava quasi un pellegrinaggio. Era lunga, silenziosa, attraversava un campo e curve che parevano voler nascondere l’arrivo, quasi a mettere alla prova chi desiderava davvero vedere quel luogo. La parola “rotonda” per me si rivelava non solo come forma architettonica, ma come simbolo cosmico: cerchio sacro, cuore pulsante della geometria universale, il sole e la luna. Si', a proposito, c’era il Sole che con un suo raggio ha forgiato la Spada di Luce, indicandomi la strada.
Quando finalmente siamo giunte, il sole stava calando e il cielo si stendeva in sfumature di blu e rosso. Siamo entrate nel cortile della Rotonda dal retro, e l’ho vista: massiccia, di mattoni caldi, come un antico gioiello adagiato sulla collina e avvolto da un’aura di leggenda. I passi si fecero piu' lenti, quasi timorosi: ogni pietra sembrava custodire un segreto, ogni finestra una promessa di rivelazione. Per accedere all’entrata principale bisognava salire, e quei pochi gradini, sotto il crepuscolo, sembravano condurre a un’altra dimensione.
L’Eremo si ergeva davanti a me, oscuro, con luci pacate, e sentivo una forza antica vibrare intorno, come se la spada nella roccia custodisse un segreto che attendeva il mio sguardo. Mi muovevo lentamente, quasi temendo di rompere l’incantesimo, e ogni suono della macchina fotografica era un’eco della mia anima che registrava la magia. Eppure, non era solo la forma o la materia a incantarmi: era la presenza del mistero stesso, quell’energia silenziosa che parlava senza parole, che raccontava storie di cavalieri, leggende e gesti epici. Mi sentivo parte di qualcosa di immenso, come se i secoli si fossero accavallati davanti ai miei occhi e il tempo avesse smesso di scorrere, lasciando solo il cuore sospeso nell’eco di una storia antica e viva.
Entrando, la luce era piu' morbida, filtrata dalle vetrate come un respiro leggero. Li', al centro, c’era lei: la Spada. Infilata in una roccia grigia, silenziosa, quasi irreale nella sua immobilit;. Non era un oggetto qualsiasi: aveva il peso di un racconto antico, di mani che l’avevano forgiata, della mano che l’aveva conficcata e di secoli che l’avevano custodita. Mi sono avvicinata piano, come si fa davanti a qualcosa di sacro. Non volevo fotografarla subito. Prima dovevo guardarla, respirarla, sentire se davvero esistesse o se fosse solo un’illusione.
Dentro, l’aria era diversa: pi; raccolta, piu' intima. In centro, protetto da un vetro, riposava un masso con la spada infissa della quale si vedeva soltanto l’elsa arrugginita. Mi sono avvicinata lentamente, ma non ho provato il brivido che mi aspettavo. Forse perch;' avevo in mente altre immagini e aspettative. E infatti il primo pensiero, quasi istintivo, fu per Re Artu'. Non ho potuto fare a meno di meravigliarmi e, avvicinandomi lentamente, con un misto di stupore e gioia, ho esclamato: “La spada di Re Artu'!”
Una signora che lavorava la', ferma poco distante, si e' voltata e si e' avvicinata a me. Con un sorriso gentile ma misterioso ha detto: “No, ; di San Galgano. Fu infissa qui da lui nel 1180, rinunciando alla vita mondana per dedicarsi a quella sacra.” Quelle parole mi hanno fatto capire che non era un mito da favola, ma un gesto umano, sacro e simbolico, la testimonianza di una scelta radicale scolpita nella pietra che lo distingue dal gesto Arturiano.
La Spada di Re Artu' e quella di San Galgano assolutamente diverse sia come simboli sia come significati sia come immagini. Tuttavia, avevano qualcosa in comune, a parte del fatto di essere entrambe infisse nelle rocce. Quindi, dovevo trovare che cosa.
Ho visto una lama smussata con un'elsa robusta ma piccola. La lama si entrava molto in profondita', percio', non si vedeva praticamente. Tuttavia, la pietra sembrava abbracciarla, non imprigionarla. Ho pensato al mito di Re Artu', ma qui non c’era nulla di fiabesco: c’era la realta' nuda e cruda, tangibile, di un ferro antico che attraversava i secoli per parlare a chi aveva orecchi aperti, occhi vedenti e cuore sensibile. Io ne avevo tutti i requisiti per poter ascoltarla, pero' non mi parlava ancora. Rimaneva muta.
Ho scattato qualche foto, pensando che nessuna avrebbe potuto mai restituire l’emozione di quel momento. Ma mi sono persa. Perch; in realt; sapevo rivivere e ricostruire qualsiasi attimo della vita mia fissandomi sugli ancoraggi emotivi di quegli istanti. Quella Spada rappresentava un simbolo della rinuncia alla vita laica e della dedizione a quella spirituale. Ho ingrandito le foto appena scattate, fissando la Spada e ho trattenuto il fiato: la Croce! La lama e l’elsa insieme formavano una croce. Sembrava una croce di ferro sotto una teca di vetro. Cioe' la Rotonda custodiva la Croce di ferro infissa nella pietra? Ho sorriso: era lei che mi aveva cercata e me l’ha trovata. Ma perche'?
La parola “rotonda” davvero non era casuale: era il segno, il codice che teneva insieme i fili invisibili del mio cammino. Nel mondo sacro, la rotonda ; l’immagine del cerchio eterno, del cielo che abbraccia la terra, dell’anima che si raccoglie nel proprio centro. Nel mondo leggendario, richiama la Tavola Rotonda di Re Artu', luogo d’uguaglianza e di missione, simbolo di giustizia e fratellanza. Nell’esoterismo, il cerchio e' il mandala universale, l’occhio che guarda dentro e fuori, lo spazio dove l’iniziato incontra s; stesso e il divino. Nella massoneria, la rotonda ; geometria sacra, rappresentazione della perfezione, della totalita', del punto in cui ogni raggio converge in un centro comune: il cuore.
Cos;, la Spada nella Roccia di San Galgano, custodita nella Cappella Rotonda, non era solo una reliquia o una leggenda, ma diventava il fulcro simbolico: la lama piantata nella pietra trasformata in una croce, un asse che unisce la terra e il cielo, la materia e lo spirito, il tempo e l’eternita'.
Se la Tavola Rotonda di Re Artu' rappresentava il cerchio dell’uguaglianza, del destino condiviso tra i cavalieri, la Cappella Rotonda di San Galgano rappresenta il cerchio del sacro, il grembo in cui la spada non sceglie piu' il re, ma indica la via: la via della trasmutazione. La lama non ferisce, ne' difende ma si arrende; non divide, ma depone; non conquista, ma trasforma.
In questa visione, la Rotonda e' il mandala celeste: al centro non c’; piu' il potere dell’uomo, ma la luce stessa. E' la figura perfetta in cui si rispecchiano i cerchi del sole e della luna, e la spada diventa ponte tra i due astri, come una colonna di fuoco che unisce il giorno e la notte, l’alto e il basso, il visibile e l’invisibile.
Cosi' compresi che la vera chiave era la geometria sacra: il cerchio che raccoglie e protegge, il raggio che penetra e illumina. La spada come luce difensiva contro il male, e la Rotonda come cuore di pietra che, colpito dalla luce, torna a pulsare.
E allora compresi: la Tavola Rotonda di Artu' e la Cappella Rotonda di San Galgano non sono che due specchi dello stesso mistero. Due cerchi che si richiamano, due portali che collegano miti e luoghi, due soglie che aprono sul medesimo insegnamento: la vera forza non sta nel conquistare, ma nel riconoscere il centro.
Uscendo dalla Rotonda, ho voluto portare con me un segno tangibile di quel luogo. Ho acquistato un certo rimedio naturale, un farmaco prezioso preparato dai monaci: un gesto semplice ma denso di significato, come se racchiudesse un frammento di quella storia antica, un ponte tra il passato e il mio presente. Mentre lo stringevo in mano, mi sono promessa che sarei tornata. Per rivedere il Senzatetto, la Rotonda e la Spada e per sentire la presenza di San Galgano tra i secoli.
Mentre camminavo e riflettevo, compresi che la parola “Rotonda” era un codice nascosto. La Tavola Rotonda di Re Artu', con i suoi cavalieri uguali e fedeli alla ricerca del Graal, trovava un’eco segreta nella Cappella Rotonda di San Galgano. La' come qui, la Spada non divideva, ma univa; non uccideva, ma difendeva; non sanciva dominio, ma rivelava una chiamata, un appello, una evocazione. Nella leggenda arturiana, la Tavola Rotonda e' il luogo dell’uguaglianza, del mistero condiviso, della missione spirituale. Nella mia visione, la Cappella Rotonda custodiva la stessa energia: un cuore di pietra che accoglie la spada come segno di luce e di protezione. Due mondi lontani eppure congiunti, che dialogano attraverso i secoli.
Eppure, mentre scendevo la strada al crepuscolo, ho capito che il mistero piu' grande non era l;, sotto quel vetro. Era rimasto dietro di me, tra le mura spoglie dell’Abbazia senza tetto: la mia anima nuda davanti al cielo all’incontro col divino. Era li' che avevo sentito il respiro di un luogo sacro con la Croce incisa nel cielo e nell’aria dalle mure di pietra, la musica secolare dei cieli, l; avevo percepito la forza invisibile naturale del vissuto, della storia, del tempo sospeso. La Spada nella Roccia, pur svelando i segreti, era muta per me. Per il momento muta anche se ho percepito il messaggio principale e ho trovato il codice. Il Tempio, invece, mi aveva parlato con una voce travolgente musicale celestiale che non dimentichero' mai. Voglio tornare, voglio sentirla ancora. Forse, solo tornando, sentiro' davvero il vero suono della spada.
Poi, quando il buio ci ha avvolte e la luna si e' alzata lenta nel cielo, tornando in silenzio con la mia amica, ho rivissuto tutto. Il sole e la luna, eterni cerchi nel cielo, ne sono i fratelli maggiori. La loro danza, alternando luce e ombra, vita e morte, veglia e sogno, ripete lo stesso schema che la Rotonda custodisce nelle sue pietre. E' il cosmo che si fa architettura, il tempo che si fa spazio.
Le immagini correvano nella mente come fotogrammi, ma questa volta non erano solo ricordi: erano sensazioni, suoni, vibrazioni. Sentivo ancora il vento tra le arcate, la luce che scendeva sulle pietre, il battito del cuore davanti a quella croce di pietra senza tetto. Nel silenzio della strada, ogni pensiero diventava preghiera, ogni respiro un ringraziamento. La notte, complice, custodiva la magia di cio' che avevo vissuto, e dentro di me sapevo che quei luoghi mi avevano lasciato un segno: non solo immagini da conservare, ma un frammento di eternita'.
La parola “Rotonda” brillava come un enigma, un codice da decifrare. Non era soltanto architettura: era un archetipo universale. Nel sacro, la rotonda e' il cerchio eterno: immagine del cielo che abbraccia la terra, del divino che circonda e protegge, del cuore che pulsa al centro della vita. Nel profano, la Rotonda richiama la Tavola Rotonda di Re Artu', dove tutti erano uguali al Re e nessuno sedeva piu' in alto dell’altro: simbolo di giustizia, fratellanza e missione. Nell’esoterismo, il cerchio e' il mandala cosmico, il simbolo che raccoglie il molteplice nell’Uno, il percorso che conduce dal caos al centro, dalla periferia al nucleo. Nella massoneria, la rotonda e' geometria sacra: il cerchio perfetto, infinito, senza inizio ne' fine, il tracciato in cui ogni raggio converge in un solo punto centrale, il punto segreto del cuore.
La Spada nella Roccia di San Galgano, custodita nella Cappella Rotonda, non era soltanto leggenda, ma il fulcro cosmico: una lama che, piantata nella pietra, diventa un asse del mondo, una Croce vivente, una linea che collega la terra al cielo, un’antenna che ancora oggi trasmette la memoria di quel gesto sacro. Ecco allora che la Tavola Rotonda e la Cappella Rotonda diventano due specchi dello stesso Mistero: una nel mito cavalleresco, dove la spada sceglie il re degno; l’altra nella fede cristiana, dove la spada si trasforma in croce, segno della rinuncia al potere e della vittoria dello spirito. Il cerchio che raccoglie i cavalieri e il cerchio che custodisce la lama si richiamano come due costellazioni nel cielo: uno spazio umano e uno spazio divino, uniti dallo stesso centro invisibile.
E allora compresi che quella parola — Rotonda — era la chiave: un ponte, un portale, un mandala di pietra. Simbolico e concreto insieme. Mi diceva che la vera forza non e' nel brandire la spada, ma nel riconoscere il centro sacro in cui ogni raggio trova l’armonia, dove la lama si trasforma in luce, e il cuore di pietra diventa cuore vivo.
E allora ho capito che quella spada di luce, nata in un luogo sacro dove nel 1218 dimorava San Francesco in una capanna e dove la citta' ideale Scarzuola si erge come un sogno in pietra, era un segno che indicava un cammino, un richiamo verso un’altra spada, quella di ferro, conficcata nella roccia dell’eremo di San Galgano. Due lame, due mondi, ma collegate da una sola voce: rinuncia al superfluo, cerca l’essenziale, perch; la vera forza e' nella resa, non nella conquista. La Scarzuola mi aveva chiuso le porte in quel momento perche' dovevo cercare un’altra spada e la sua spada non era per essere presa, ma per essere vista e vissuta, un raggio, un segnale che mi diceva: “Non restare qui, la risposta e' altrove.” E cosi' il Senzatetto mi ha accolto, senza tetto e senza porte, come un guardiano invisibile che custodisce segreti antichi sotto il cielo aperto. Forse il destino mi parlava attraverso quei segni: una citt; chiusa, un raggio che si fa spada, un santo cavaliere che trasforma la lama in croce. Tutto converge in un’unica immagine: l’acciaio che si piega alla luce, il guerriero che diventa eremita, il cielo che si apre quando la terra si chiude. E in quel silenzio, ho capito che la vera ricerca ; sempre un invito: la spada che cerchi e' una via illuminata, non una lama da impugnare. La spada infissa nella roccia, custodita dentro la Rotonda, non e' pio' soltanto ferro antico: diventa un raggio di sole congelato nella pietra, un fascio di luce solidificato, che attraversa i secoli come un asse verticale, unendo terra e cielo. E' un axis mundi, l’asse del mondo, che connette l’umano al divino.
Se la Scarzuola ti chiude le porte, il Senzatetto ti apre quelle della Rotonda: non avendo n; porte proprie n; tetto, e' sempre pronto ad accoglierti per un sorso di liberta' celeste, illuminandoti la via.
Cos; meditando, seduta in macchina, mentre la strada ci riportava lentamente verso casa, sentivo il silenzio riempire ogni angolo del mio cuore. Il Senzatetto, con le sue mura nude e il cielo come tetto, continuava a respirare dentro di me: un luogo senza confini, aperto al vento, alla luce e ai misteri del tempo. Eppure, la Spada nella Roccia non era li', non dove tutti l’avevano immaginata; il vero tesoro era nascosto, silenzioso, nella piccola Rotonda, come un segreto custodito da secoli. Era come se il Senzatetto mi avesse condotto li', indicandomi la strada senza svelare tutto, affinche' il mio sguardo, il mio cuore e la mia anima potessero scoprirlo da soli.
Due luoghi vicini e complementari: uno aperto e privo di copertura, l’altro chiuso e circolare; il primo, il Senzatetto, anima nuda davanti a Dio e al mondo, il secondo, la Rotonda, centro sacro, luogo di protezione e mistero. Un viaggio tra poli opposti: dall’assenza alla pienezza, dall’apertura al raccoglimento, dall’attesa alla rivelazione. La geometria sacra del luogo parlava attraverso il cuore di pietra della Cappella e la lama silenziosa della Spada, simbolo di protezione, di fede e di ricerca interiore.
Ringraziai l’Universo e la mia amica, per questo dono senza pari, per aver reso reale il sogno che avevo coltivato per anni. Sotto la luna e nel buio, con la mente che riviveva ogni passo, ogni arco, ogni raggio di luce filtrato attraverso le mura del Tempio, sentii la magia dei luoghi parlare dentro di me: il Senzatetto e la Rotonda, due poli di un unico mistero, due cuori separati e insieme, che custodiscono il silenzio, la storia e la saggezza dei secoli.
E l;, nel silenzio della Rotonda e tra le mura nude del Senzatetto, ho trovato la mia perla nascosta: un frammento di eternit;, un segreto che l’Universo custodiva solo per chi sapeva vedere, sentire, intendere e volere, e che ora porto con me come luce per tutti i miei viaggi futuri.
Cos;, il mio viaggio non era soltanto geografico, ma iniziatico: dalla Scarzuola, con la Spada di Luce che mi sussurrava “Cerca e trova!”, fino a San Galgano, dove la Spada nella Roccia nella Rotonda mi rivelava il tesoro nascosto. Era come se l’eco di Avalon avesse trovato radici nella terra toscana, unendo mito e storia, leggenda e fede.
E io, viandante tra i simboli, non potevo che chiedermi: “Quale altro messaggio mi attende, oltre la soglia della Citta' Ideale?” E sotto la luna crescente, mentre la notte avvolgeva le colline, sentivo la luce della Spada nella Roccia della Rotonda e quella sottile energia della Citt; Ideale danzare insieme nell’aria, come un filo invisibile che lega i cuori di chi sa vedere, e mi sussurrava che il cammino sacro ; infinito, e ogni sogno realizzato ; solo l’inizio di un altro mistero.
Ottimo! E adesso sono stata illuminata! Questo viaggio mi ha rivelato tre croci: quella di legno con la Spada di Luce fatta dal raggio di Sole, poi quella dell'aria e del cielo formata dalle mura di pietra del Tempio senza tetto di San Galgano e la terza Croce e' quella di ferro fatta dalla lama e dall'elsa della Spada nella Roccia nella Rotonda!!!
Ricapitoliamo. Ho trovato la Croce di legno della Scarzuola e la Spada di Luce Mistica che il Sole proietta sul legno: il segnale, l’inizio del percorso, la guida mistica che indica la direzione, il contatto con il sacro nascosto nella Citt; Ideale; poi la Croce di pietra e dell’aria del Senzatetto, e la Spada nella Roccia Immaginaria e le mura del Tempio senza tetto di San Galgano, dove il cielo diventa tetto: l’apertura, il mistero svelato, l’anima nuda davanti a Dio e al mondo, il codice spirituale che intreccia visibile e invisibile; e alla fine la Croce di ferro della Rotonda formata dalla lama e dall’elsa e la Spada nella Roccia Sacra: il gesto concreto, simbolico e duraturo, collegato alla Tavola Rotonda e ai Cavalieri, la fusione del sacro e del laico, della leggenda e della realta', il compimento del codice iniziatico. Ecco i veri codici nascosti che dovevo cercare, trovare e decodificare. Questi tre simboli, tre croci, tre spade formano l’unico misterioso codice nascosto del mio racconto, che lega la Citta' Ideale Scarzuola e l’Abbazia di San Galgano: la luce, l’aria e la terra, il legno, la pietra e il ferro, la leggenda, la storia e il racconto che si continua. Allora cerca la Spada e troverai la Citta' Ideale!
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