Perlina - Olga Leonidovna Juravlyova
Olga Leonidovna Juravlyova
C’era una volta, tra le colline verdi dell’Italia centrale con gli alberi di pesco, albicocco e mandorlo in fioritura come la schiuma rosa e bianca, una campagna con case antiche, dove viveva una ragazza dai grandi occhi verdi e dai lunghi e ondulati capelli castani con sua madre in una bellissima casa con un giardino di ciliegi, non lontano dalla strada che univa Il Castiglion-del-Lago a Perugia.
Il giorno del suo compleanno la madre le fece un regalo. Apri' lentamente una piccola scatola di velluto e ne tiro' fuori un anello d’oro con un’ametista di color lilla, che scintillava come una goccia al tramonto. La madre guardo' la figlia negli occhi e disse con una strana dolcezza:
— Prendi questo anello, figlia mia. L’ho comprato quando ero giovane, prima che la vita mi cambiasse il cuore.
La ragazza osservo' la pietra di color lilla che sembrava guardarla come un piccolo occhio luminoso.
— E' bellissimo, mamma. Grazie. Ti adoro.
La madre sorrise, ma nel suo sorriso c’era anche un’ombra.
— Un tempo — continuo' — incontrai un giovane dagli occhi cosi' azzurri che il mondo sembrava scomparire quando li guardavo. Pensavo che l’amore fosse eterno… ma non lo era.
La ragazza non capiva perche' la voce della madre fosse diventata cosi' fredda.
La donna le infilo' l’anello al dito.
— Questo anello ti protegger;. Finch; lo porterai, nessuno potra' rubarti il cuore.
La figlia la ringrazio' e non fece altre domande. Ma la madre aggiunse a bassa voce:
— Se un giorno dovessi desiderare l’amore piu' di ogni altra cosa… allora ascolta bene.
Cerca un paio di orecchini con la stessa ametista lilla. Quando il sole tramonta e il cielo diventa dorato, canta questa canzone accompagnandoti con la mia chitarra. Solo allora gli incantesimi che ho messo su questo anello si spezzeranno. E la madre inizio' a cantare la canzone misteriosa.
L’anello
Per il mio compleanno
mia madre mi dono' un anello.
Mi guardava dritto negli occhi
e diceva con un sorriso:
«Accetta questo dono, figlia mia,
un anello con un’ametista —
un piccolo occhio color lilla
che scintilla guardando te.
Questo anello d’oro
l’avevo comprato per me,
quando ero ancora giovane,
prima che incontrassi
un ragazzo dagli occhi
cosi' profondamente azzurri
che ci saremmo potuti perdere
per sempre nei nostri sogni.
E se un giorno, all’improvviso,
tu fossi molto infelice
e desiderassi amare
in un meraviglioso giorno di primavera,
allora trova un paio di orecchini
con la stessa ametista,
canta accompagnandoti
con la mia chitarra
nel tramonto dorato —
e allora tutti gli incantesimi,
che ho tessuto, cadranno
come catene spezzate,
e un nuovo mondo incantato
si aprira' davanti a te.»
Da allora cammino nella vita
con quell’anello
che mia madre mi dono',
con il suo cuore lilla.
Nei miei occhi splendenti
vivono sogni di color viola,
nebbie di color lilla
e lacrime di ghiaccio.
— E' bellissima, mamma! Eri tu a scrivere questa canzone?
La madre sorrise con uno sguardo misterioso:
— No, cara mia. Era tua sorella a scriverla.
— Sorella? Ho una sorella?
— Si', Perla. Hai una sorella di nome Luna. Con gli occhi azzurri e i lunghi capelli dorati.
E la madre di Perla comincio' a cantare un’altra canzone.
Era cosi' bella
Era cosi' bella —
con un sorriso buono e limpido,
con gli occhi luminosi
e i capelli ondulati.
Tutti la ammiravano,
si innamoravano, si incantavano;
poeti famosi
componevano per lei dei versi.
Lei, leggera, volava,
come presagio di felicita',
con un’anima cosi' pura
e uno sguardo cosi' scintillante.
Lei non sceglieva nessuno —
accoglieva soltanto l’attenzione,
sorridendo con dolcezza a tutti,
senza innamorarsi mai.
Divina nei movimenti,
e la sua voce — una tenerezza;
donava pace e serenita',
parlava con amore.
Il suo cuore, impassibile,
e al dito un piccolo anello
con il suo bagliore lilla
la salvava dai desideri.
— La sorella cosi' bella… L’hai scritta tu?
— Si', questa canzone l’ho scritta io e parla di tua sorella Luna.
— E aveva lo stesso anello come mi avevi regalato?
— Si', carissima. Proprio cosi'.
— Quindi, ho la sorella Luna? Ma non l’ho mai vista! E dov’e' lei?
— Non lo so, figlia mia. Lascio' la nostra casa poco prima della tua nascita.
— E perche'? Non mi amava? Non voleva che io nascessi?
— Anzi, Perlina. Lo voleva cosi' tanto. Ti amava tantissimo. Percio' se n’e' andata via.
— Quindi quando si ama, va via?
— No, cara mia. Non sempre. Ma succede. Luna voleva farti un regalo per la tua nascita.
— Vero? Un regalo? E quale sarebbe?
— Voleva cercare e trovare tuo padre.
— Padre?! Ho anche un padre?!
— Certo, Perlina! Tutti hanno un padre e una madre. Altrimenti non esistessero.
— E chi sarebbe mio padre?
— Quel giovane dagli occhi cosi' azzurri che il mondo sembrava scomparire quando li guardavo. Si chiamo' Celestino.
E la madre di Perlina che si chiamava Ondina continuo' a cantare:
Occhi azzurri — un cielo senza confini,
come l’immensita' del fiume della mia terra…
Tu sognavi la primavera… schiudendoti,
e in me sono germogliati i fiordalisi…
— E questa canzone chi l’ha scritta?
— E questa canzone, figlia mia, l’ho scritta io. E racconta del tuo papa'.
— Ma che bei nomi poetici, mamma! Luna e Celestino! Che bel regalo di compleanno mi hai fatto oggi, mamma! Non siamo piu' sole! Adesso ho la sorella Luna e il padre Celestino!
— Si', figlia mia. Solo che c’; un mistero: non so dove siano. Ma guarda sempre il cielo e ti aiutera'.
La ragazza divento' triste e rimase in silenzio. Non sapeva come aiutare sua madre che soffriva.
Gli anni passarono come onde leggere. Perlina crebbe e divento' una vera Perla, e con lei l’anello d’ametista, sempre al dito, sempre scintillante come una piccola stella liquida. Tutti la ammiravano, tutti si innamoravano di lei, ma il suo cuore rimaneva lontano, come sospeso tra mare e cielo, freddo e gentile al tempo stesso. Nei suoi occhi vivevano sogni di color viola, nebbie leggere e qualche lacrima fredda. Molti giovani si fermavano ad ammirarla, ma nessuno riusciva ad avvicinarsi davvero al suo cuore. Perche' l’anello custodiva un segreto. Un segreto fatto di amore perduto, di incantesimi e di paura. E nessuno sapeva se un giorno, in un tramonto dorato, la ragazza avrebbe trovato gli orecchini di ametista e il coraggio di cantare la canzone che avrebbe spezzato la magia.
Un giorno, seduta sulla riva del mare, guardando il tramonto che tingeva di oro e lilla le onde, Perlina senti' una voce dentro di se'. Non era la voce di sua madre, non era il canto del vento… era qualcosa di antico, una chiamata che le ricordava la sorella scomparsa.
“Devo trovarla,” penso' Perlina. “Devo scoprire dove vive la Luna… e trovare anche il nostro padre.”
Si alzo', con i piedi immersi nell’acqua fresca, e senti' l’ametista brillare leggermente, come se approvasse la sua decisione. L’anello, lo stesso che Luna portava al dito, sembrava vibrare, un piccolo ponte invisibile tra le due sorelle.
Perlina preparo' il suo piccolo zaino. Dentro mise: un panno lilla per proteggere l’anello, una pergamena con la canzone di sua madre da spezzare l'incantesimo, e qualche piccolo dono da portare alla sorella e al padre. Prima di partire, si volto' verso il mare e disse piano:
— Addi'o, mia casa. Addi'o, mamma. Ora devo andare. Pero' tornero' con la Luna e col padre Celeste.
E le onde, come per rispondere, si sollevarono leggere e scintillanti, accarezzandole i piedi.
Cammino' lungo la riva, lasciando dietro di se' il mondo conosciuto, fino al limite dove l’acqua sembrava fondersi con il cielo. Li', il confine tra giorno e notte, tra mare e cielo, era sottile e misterioso. Perlina sapeva che da quel punto in poi avrebbe seguito una strada nuova, invisibile agli occhi degli altri, guidata solo dalla sua volonta' e dal piccolo bagliore lilla dell’anello.
La notte calava lentamente, e con essa le prime stelle. Perlina alzo' lo sguardo verso il cielo scuro e vellutato, dove la luna iniziava a brillare. “Dovrebbero essere li',” sussurro', il cuore che batteva tra paura e meraviglia. “Luna e nostro padre… li trovero'.”
Cosi', senza esitazione, fece il primo passo. Non era un cammino lungo le strade del mondo, ma un viaggio che attraversava cieli e onde, luce e ombra, sogno e realta'. Ogni passo la avvicinava alla sorella che viveva tra le stelle, al padre che era il cielo stesso, e alla magia che la legava a loro attraverso l’anello lilla. E mentre camminava, senti' che il mondo si faceva silenzioso intorno a lei. Gli uccelli dormivano tra le fronde degli alberi, le onde del mare si placavano, e persino il vento sembrava trattenere il respiro. Era un attimo sospeso, un momento fuori dal tempo, in cui ogni sogno e ogni mistero del cielo e del mare sembravano possibili.
Perlina sentiva la forza crescere dentro di se'. Non era piu' soltanto la perla, amata da tutti ma incapace di amare. Ora era una viaggiatrice, una figlia dell’Onda, pronta a seguire la scia luminosa che l'avrebbe condotta alla sorella Luna, e al padre Celestino, cielo di tutte le notti.
Lungo il cammino, ogni stella sembrava indicarle una via, ogni soffio di vento un suggerimento. L’anello brillava piu' forte, come se le ricordasse che la magia non era solo protezione, ma anche guida. E cosi' Perlina inizio' la sua missione, tra il mare e il cielo, tra sogno e realta', con il cuore aperto alla meraviglia e pronto a scoprire i segreti della sua famiglia e della sua stessa anima.
Sali' passo dopo passo, sospesa tra le onde del mare e le prime nuvole della notte, fino a trovare un sentiero luminoso che sembrava fatto di luce di stelle. Il cielo si apriva davanti a lei come un palcoscenico infinito, e tra le costellazioni intravide una figura che brillava piu' di tutte: la Luna, la sua sorella maggiore. La ragazza era li', sospesa nel cielo notturno, circondata da un bagliore argenteo. Portava al dito lo stesso anello con l’ametista che Perlina possedeva, e il piccolo cristallo lilla brillava alla luce delle stelle.
Perlina si fermo', senza fiato, e la voce le tremava:
— Luna… sei tu?
Luna volto' lo sguardo e un sorriso le illumino' il viso.
— Perlina… finalmente sei arrivata.
Si abbracciarono nel silenzio del cielo, tra le stelle e la brezza notturna, e per un momento il mondo sembro' sospeso. L’anello di Perlina e quello di Luna scintillavano insieme, come se riconoscessero l’unione delle due sorelle attraverso la magia. Poi Luna prese la mano di Perlina che grido':
— Guarda, mammina!!! L’ho trovata! E' nel cielo! Insieme al papa'!
E canto':
La Principessa della Luna
La notte e' scesa toccando la costa
E l’ha avvolta tutta nelle nevi.
La luce della Luna era come la nebbia
E copriva tutto l’oceano.
Sulla strada c’e' una casa innevata:
Non si vede alcun’anima in essa,
Solo il silenzio, la serenita' e il sonno -
La casa e' incantata dal chiar di Luna.
Tutta illuminata dalla sua bellezza
Tra i cieli lei galleggia come un cigno,
Guardando negli specchi dei laghi,
Osservando come l’acqua dorme pacificamente.
N; la stella – solo la lucentezza della luna
N; l’onda, n; lo scoppio del pesce,
Vestita d’argento lunare
Tutta la sua traccia celeste.
Allunghero' le mie braccia verso di lei -
E prendero' il suo argento dentro di me,
Le sue perle sui miei capelli,
E la mia treccia verra' sciolta.
E nel giardino l’Unicorno
Mi mostrera' cento strade.
Io correro' su quella lunare
Lasciando tracce sulla neve.
La Luna della faccia pallida
Cammina da sola nel mezzo dei cieli,
Abbellita dall’argento e dalle perle
E con un sorriso sulle labbra.
Il cielo si tinse di rosa e oro quando Perlina e Luna si avvicinarono a Celestino, il padre. Tra le mani di Celestino brillavano due piccoli orecchini con ametista, scintillanti come la luce delle stelle. E cosi', tra il canto, l'incanto e l'amore ritrovato, la famiglia finalmente riunita visse felice e contenti.
Il cielo e il mare erano tornati a unirsi, e l’ametista, che un tempo proteggeva, ora celebrava l’amore, la felicita' e l’armonia. E da quel giorno, la leggenda racconta che ogni volta che il cielo abbraccia il mare, e il tramonto si tinge di lilla, nasce un’onda azzurra che porta gioia e speranza a chi sa sognare.
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