Il Libro della Luna. 7. 2. il Molo
Il libro di Alessandra Kriuchkova
nella seria “Il Gioco in un’Altra Realta`”
7. IL LIBRO della LUNA
7.2. Il MOLO
Aprii gli occhi nella stessa capanna come se qualcuno mi avesse svegliata. Guardai fuori dalla finestra, era ancora notte. Ascoltai il silenzio: le cicale, come in Grecia, si godevano l’assenza del Signor Vento e della pioggia tropicale. Eppure...
“Che sogni interessanti che faccio qui! Non sono sogni, ma ricordi! No, basta! – mi interruppi. – I ricordi sono belli, certo, ma possono durare una vita. Nel frattempo Yanis...”
Mi aveva suggerito sarcasticamente di chiarire l’orario del traghetto. Aveva detto anche qualcosa sull’importanza del Libro della Luna e continuato con sciocchezze su lanterne, vampiri, maghi...
“A quanto pare, qui, sull’isola dei maghi e degli astronomi, tutti stanno lentamente perdendo la testa. E sembrava il ragazzo ideale, Yanis, nipote di un mago: un bell’uomo bruno con un profilo greco, un vero ellenico, con gli occhi neri, alto, troppo magro, se non fosse stato per la sua caffetteria in bassa stagione...”
Mi misi lo scialle, uscii dalla capanna, presi una torcia dalla reception e mi diressi verso il molo.
***
Il molo, situato nella baia tra il Faro abbandonato e l’Albero dei Desideri, era... invaso dalla gente!
“Mio Dio! Di notte? Perche` ci sono cosi` tante persone che aspettano il traghetto che non c’e` posto dove mettere piede? Inoltre, non basterebbe un traghetto per trasportarli tutti in cosi` gran numero a Cebu, ma una nave grande, gigante!”
Mi muovevo lentamente tra la gente, cercando di trovare l’orario, ma allo stesso tempo non potevo fare a meno di guardare i loro volti... stanchi o esausti? Tristi o condannati? Perche` mi sembravano cosi`?
Alcuni aspettavano il traghetto da soli, altri con le loro famiglie. Alcuni dondolavano i bambini, seduti sulla sabbia, altri sonnecchiavano, altri fumavano tabacco e camminavano nervosamente avanti e indietro, misurando la distanza tra le palme.
Comunque, tutte queste persone, a mio parere, erano accomunate non tanto dall’attesa del traghetto, quanto dal fatto che sembravano eccessivamente cupe nell’oscurita`...
– Mi scusi, parla inglese? – cercai di trovare qualcuno con cui parlare.
– Non verra`... di nuovo... – mi borbotto` una vecchia sdentata.
– Non c’e` un orario? – le chiesi, e la vecchia sorrise.
– Certo che non c’e`!
– Come mai? – rimasi sorpresa.
– Ognuno ha il suo.
– Orario?!
– No, – mi sussurro` all’orecchio e... rise minacciosamente: – il traghetto, cara! Potrebbe non venire mai a prenderti! Mai-mai!
Sembrava che avessi completamente perso la testa. Forse come Yanis. E come tutti gli altri sull’isola. Forse per ritrovare la ragione, bisognava prima lasciare quell’isola diabolica. Perche` avevo sognato di tornare a Camotes?
– Chiedo scusa, – decisi di continuare la conversazione con la vecchia, – da cosa o da chi dipende? Voglio dire, se il traghetto verra` a prendermi o no?
La vecchia inclino` la testa da un lato in modo cosi` forte e innaturale che la sua testa sembro` esistere da sola.
– Da te, naturalmente! – e di nuovo, udii una risata sinistra e parole non meno sinistre: – Che sciocca!
Il cerchio si chiuse. Cercai di ricomporre la mia coscienza spaccata e chiesi alla vecchia:
– Cosa dovrei fare per…
– Per far si` che venga a prenderti?
– Si`! – annuii. – Devo andarmene da qui!
– Non mi parleresti ora se lo sapessi io!
Improvvisamente, mi ricordai dell’Osservatore delle Stelle e decisi di chiacchierare con lui.
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