La Trappola. 1. Il trillo del Diavolo

La TRAPPOLA per una FORMA-PENSIERO
un romanzo filosofico e mistico
della serie “Il GIOCO in un’ALTRA REALTA`”,
di Alessandra Kriuchkova

1. Il TRILLO del DIAVOLO


Era la prima delle quaranta serate con le presentazioni letterarie dell’Unione degli Scrittori che avrei dovuto tenere nella leggendaria Casa, dietro la Porta Sinistra, dove il Portale per un’Altra Realta` funzionava ancora nel XXI secolo. Le presentazioni erano state concordate a settembre, ma l’epidemia causo` uno spostamento temporale: aspettammo l’inizio della vaccinazione di massa per ottenere i permessi per gli eventi culturali. Cosi` l’Autunno scomparve impercettibilmente dalla scena, lasciando il posto all’Inverno.

– Ciao, Regina! – mi saluto` il Guardiano del Portale, mentre salivo alla caffetteria interna. Li`, nella sala del museo, unita alla caffetteria, si sarebbero tenute le nostre quaranta serate.

Si`, alcuni scherzavano, altri mi chiamavano beffardamente “la Regina”. Una volta avevo vinto il torneo “il Re dei Poeti”, simile a quello vinto da Igor Severianin nell’Epoca d’Argento, un secolo prima del nostro. Anzi, da parte di mio padre (sua nonna e suo nonno, amici dello Scrittore, avevano posseduto alcune case in centro citta`, espropiate nel corso del tempo) ero praticamente una principessa, ma “qui e ora” ero interessata ad una cosa completamente diversa: il Portale locale...

Ogni serata letteraria tradizionalmente (una volta avevo organizzato eventi simili in altri locali) consisteva di due parti: la presentazione di un libro di un poeta/scrittore contemporaneo e, dopo una pausa sigaretta per la sessione di autografi e per chiacchere di conoscenza, il Microfono Aperto per gli ospiti. In realta`, tutti accorrevano al Microfono Aperto come falene alla luce, e senza di esso era difficile contare sulla presenza di masse nella prima parte del “Balletto della Merlaison”, perche` negli anni ‘20 del XXI secolo quasi ogni persona sulla terra imparava l’alfabeto e scriveva qualcosa, ma non c’erano quasi piu` lettori.

***

Aprii la nostra prima serata alla Casa, presentando una misteriosa scrittrice con la raccolta di racconti intitolata “Il Trillo del Diavolo”, in cui i personaggi cambiavano anima e corpo, rimanevano intrappolati tra il nostro e l’Altro Mondo, evocavano il Diavolo e, molto probabilmente, gia` al di la` dei racconti, facevano incantesimi d’amore nei cimiteri, assetati d’amore reciproco tra gli uomini e, non ottenendolo, si crogiolavano nel sangue, trasformandosi in vampiri...

Mentre rivelavo l’identita` della scrittrice, ponendo domande insidiose agli ospiti e alla scrittrice stessa, fungendo da guida (tuttavia, persino i bambini avrebbero subito intuito che la scrittrice era una vera Strega, non una finta, anzi, tutti gli scrittori sono maghi), il Guardiano del Portale mi osservava in silenzio da dietro il bancone della caffetteria gia` addormentata, situata proprio di fronte al palco. Le stanze principali del museo, a cui non avevamo accesso ufficiale, sospiravano dietro le tende a destra del palco, e lo Specchio Gigante ci fissava da sinistra.

“E` buffo! – pensai, lanciando un’occhiata al Guardiano. – Ha riconosciuto i miei Guanti!”

“E` buffo! – penso` il Guardiano. – Mi ha portato quei Guanti...”

Sul palco, oltre a me e alla Strega, c’era una sedia, occupata dall’enorme Gatto Nero locale. Ero sicura che fingesse di sonnecchiare, mentre in realta`...

– Allora, praticavi davvero la magia? – chiese un ospite alla Strega.

– Beh... – si arrese la Strega, – dovrei confessarlo! Si`, mi sono diplomata alla Scuola dei Maghi!

– Praticavi la trasmigrazione delle anime, come nella tua storia?

– No! – lei era imbarazzata.

– E` vero che e` piu` facile mettere gli spiriti dentro le persone intossicate?

– La Stagione della Sabbia esiste solo per gli Spiriti Maligni?

– Sei mai stata nell’Altro Mondo?

Sospirai, ricordando Ray, e chiusi gli occhi. Poi li riaprii... E...

“No! Non puo` essere vero!!!”

Dimenticandomi all’istante della condivisione di spiriti e dello scambio di anime, fissai un uomo dolorosamente familiare: proprio di fronte a me, al bancone della caffetteria, alla sinistra del Guardiano, apparve... Roman.

Tutto quello che accadde dopo mi sembro` un sogno. Ricordavo solo che avevo annunciato la pausa, e gli ospiti della serata si avventarono prima sulla scrittrice, che era evidentemente riuscita a stregarli, ottenendo l’opportunita`  di non regalare, ma di vendere “Il Trillo del Diavolo” con l’autografo personale, e poi sul Gatto, che sonnecchiava sulla sedia...

Rimasero tutti in un’altra dimensione.

Di fronte a me c’era un uomo che mi ricordava Ray, ma avevo paura di avvicinarmi a lui, come se potesse facilmente scomparire, proprio come Ray era scomparso una volta nell’Altra Realta`.

– Tutti gli scrittori dell’Unione sono in combutta col Diavolo? – il Guardiano mi strappo` improvvisamente dal mio torpore.

– Un lusso insostenibile! – risposi per qualche motivo, mentre continuavo a guardare Roman, che continuava a fissarmi dal fondo della sala.

– Quando pensi di... – il Guardiano non fini` la domanda, lo interruppi con un’occhiata e mi costrinsi ad avvicinarmi a Roman:

– Il prima possibile!

Roman sorrise. C’era qualcosa di strano nel suo sorriso. Gia` noto a me, ma molto probabilmente sconosciuto a lui. Rivolsi lo sguardo al tavolo, invitandolo a sedersi.

E cosi` ci ritrovammo uno di fronte all’altra ad un tavolino della zona caffe`, vicino alla libreria, che conteneva anche il mio “Libro di Magia Bianca e Nera”.
Nel frastuono imperante della pausa, regno` d’improvviso un silenzio assordante. Per noi due. Ci perdemmo di vista dagli altri, scrutandoci a vicenda. Esteriormente, Roman non era cambiato affatto, anche se non ci eravamo visti da... quanti anni?

– Felice anno nuovo! – esclamai e pensai: “Come sei finito qui, tesoro mio?”

– Cara, mi hai chiamato e sono venuto! – Roman pronuncio` un’evidente assurdita`, a mio parere, passando inaspettatamente e incondizionatamente a darmi del “tu” (forse rispecchiando il mio appello mentale nei suoi confronti), e poi, indicando la libreria, aggiunse con calma: – Mi insegnerai la magia, Alice.

Lo guardai e non capii nulla.

“Come faceva a sapere che sono qui? Oh, si`... Ho detto alla TV che avrei organizzato delle serate letterarie nella Casa. Roman ha guardato quel programma e il Museo ha pubblicato l’invito sulla sua pagina su Internet. Ma perche` non mi ha chiamato? Non mi ha scritto? Non mi ha fissato un appuntamento da qualche altra parte? In una caffetteria nella citta`? Non mi ha invitato a fare una passeggiata al parco o lungo la stessa Tverskaya fino al Cremlino, se davvero voleva vedermi? E perche` diavolo ha deciso d’improvviso di imparare la magia?!”

– Te l’ho detto, mi sento un bambino nella magia, – si cito` Roman. – E` il posto perfetto per imparare questo arte, no? Il periodo natalizio e` il migliore. Ho con me persino un quaderno magico e una penna. Per registrare le tue lezioni. Quindi, sei d’accordo?

I suoi palmi erano sospesi nell’aria, proprio sopra i miei. A causa dello sforzo eccessivo o dell’afa nel piccolo spazio del museo, cominciai a sentirmi stordita, e tolsi immediatamente le mani dal tavolo e strinsi la testa.

Suono` il campanello, la pausa era finita. O era il trillo del Diavolo?

Il Guardiano del Portale mi fece un segno.

– Scusa, Roman! – mi alzai risolutamente dal tavolo.

– Dammi un compito e spariro`, – mi fermo` Roman. – Ho comprato il quaderno per niente?!

– Bene, – sospirai. – Scrivilo...


COMPITO n. 1. Il PIANO per 12 MESI

...Immagina che ti restino solo 12 mesi nella nostra Realta`. Fai un piano: cosa vuoi fare qui prima del passaggio all’Altra Realta`, in modo da non pentirti di nulla in seguito. E scrivilo, mese per mese...


Quando tornai sul palco per annunciare il Microfono Aperto, Roman era scomparso. Il Guardiano del Portale e il Gatto lo avevano sostituito al “nostro” tavolo.

***

Tornata a casa, vagavo per l’appartamento come uno zombie, afferrando periodicamente il telefono per chiamare o scrivere a Roman, come avevo fatto con Ray, al richiamo della mia anima. Non pensavo che Roman sarebbe rimasto sorpreso, ma avevo una paura tremenda degli uomini, soprattutto di quelli che mi piacevano.

Si`, sciocchezze! Nel corso degli anni, piu` un uomo mi piaceva, piu` lo temevo. Avevo paura di fare qualcosa di sbagliato (dire, scrivere, guardare...), di non piacere e, di conseguenza, di perdere la persona, con cui potevo comunicare facilmente per altre questioni. Nascondevo i miei sentimenti cosi` profondamente da lasciarli inconsapevoli all’uomo, per evitare il dolore di un’altra perdita di speranza, quando lui mi avrebbe detto qualcosa tipo: “Che bellezza! Ma e` troppo tardi. Tutti i posti sono stati occupati da tempo!”

Volevo che l’uomo fosse un leader, che mi prendesse per mano e mi conducesse avanti. Anche in quel caso, avrei avuto paura che mi dicesse “Ti amo!”, gli avrei creduto, e il giorno dopo si sarebbe rimangiato le sue parole: “Io? Tu? Che c’entra amore?” E poi...

“Che senso ha questo ragionamento adesso? 39 serate e sono libera!”

Naturalmente, non chiamai ne` scrissi a Roman, quindi spensi la luce e andai a letto. Tuttavia, mentre mi rigiravo nel letto in cerca del riposo, notai d’improvviso un messaggio sul mio telefono. Guardai l’orologio: era passata mezzanotte. Una notifica automatica da una rete sociale mi informava del compleanno di Pasha, il cameriere del ristorante greco vicino alla Torre Oscura. Ci conoscevamo da anni, ma mi aveva “fatto amicizia” online lo scorso autunno, se la memoria non mi ingannava. Digitato “Buon compleanno” sulla sua bacheca, senza nemmeno un punto esclamativo o un augurio, d’improvviso attirai l’attenzione sulla data corrente e rimasi sbalordita, perche` era la data di nascita di Ray! L’anno era diverso, ovviamente, Ray aveva piu` anni di me, mentre Pasha era un ragazzo.

“Ciao, ragazza mia! Come stai?” – ricevetti una risposta immediata in una chat privata, piena di lettere latine, ma nella mia lingua.

“Bene, tu?”

“Viber? W’sup? Come va? Voglio chiamar tu!”

Feci un respiro profondo. Senza fare domande stupide, nonostante in tutti quegli anni non avessimo avuto nulla in comune, a parte l’insalata di mare, il pollo e il caffe`, gli diedi il mio numero. E un paio di minuti dopo ricevetti:

“Mi manchi. Tant’tanto, davver’!”

Mi alzai dal letto, accesi la luce notturna, presi i Tarocchi e ne tirai fuori due a caso: “Il Diavolo” e “Il Cavaliere di Coppe”!

“Lo scrivi a ME?”

“Si, Alice. Perche`? Chiamo tu?”

Senza aspettare la mia risposta, mi chiamo`. Lasciai perdere.

“Scusa, sto dormendo. Buonanotte!” – scritto questo, spensi subito il telefono.

La Matrice presentava dei malfunzionamenti totali.

Andai al tavolo alla finestra e mi chiesi, cosa avrei fatto, se mi fossero rimasti 12 mesi invece di 39 serate.


Ðåöåíçèè